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Infrastrutture e internazionalizzazione della professione

03 maggio 2016

L’internazionalizzazione professionale nel campo dell’architettura e dell’ingegneria costituisce una potenziale direttrice di sviluppo per un settore che ha risentito pesantemente della crisi finanziaria e della forte contrazione del mercato italiano. In sintesi, le potenziali prospettive, le principali difficoltà che possono essere incontrate e le soluzioni che possono essere adottate da parte degli studi professionali interessati a intraprendere questo percorso.

Le potenzialità dell’internazionalizzazione sono molteplici in relazione alla scala del mercato di riferimento. È evidente che le competenze e la professionalità maturate in Italia sono da sempre richieste e apprezzate nel mondo, come testimoniano i casi di imprese di costruzione e professionisti singoli, associati o società d’ingegneria italiane che operano con proficui risultati nei Paesi più vari.

Nell’ambito delle infrastrutture civili ad esempio, aziende italiane si sono rese protagoniste di acquisizioni di concessioni infrastrutturali nel mondo, di forniture di materiali e dispositivi di alto contenuto tecnico, di tecniche costruttive raffinate, efficienti ed efficaci, di progettazioni di elevato contenuto innovativo e culturale.

La capacità di integrarsi, investire e amministrare una proficua e duratura crescita nei mercati in espansione determina il successo delle iniziative imprenditoriali anche in ambito professionale.

Fusione di culture diverse. Pertanto, assume estrema importanza la capacità di interfacciarsi con i regolamenti locali, i governi, le pubbliche amministrazioni, i concorrenti, il sistema bancario, i collaboratori locali. Il successo deriva direttamente dalla capacità di valorizzazione che può derivare dalla fusione di culture professionali diverse, anche nel campo delle infrastrutture.

Un’ulteriore sfida è costituita dalle condizioni al contorno (geopolitiche, di cambio, climatiche, ambientali) che possono influenzare fortemente il successo di un’iniziativa di questo genere.

Una volta riusciti a implementare, gestire e controllare i processi di produzione propri dell’attività professionale, in relazione agli aspetti di cui sopra, i mercati all’estero si dimostrano straordinariamente più estesi del patrimonio infrastrutturale italiano.

Non perdere il know-how. La professione appresa ed esercitata in Italia, accuratamente implementata all’estero, può essere il volano dello sviluppo della nostra ingegneria e architettura, a patto che non si perda il know-how, il metodo di lavoro e di coinvolgimento di giovani professionisti italianinella sfida dell’internazionalizzazione.

A questo punto, diventano importanti ma secondari i problemi che apparentemente sembrano insormontabili, come la progettazione secondo standard differenti, in una lingua differente e secondo normative differenti. Il professionista italiano può vantare, in tal senso, un bagaglio di conoscenze sia teoriche sia pratiche che si sono dimostrate più volte appetibili per il cliente straniero. A tal proposito risulta spesso vincente saper proporre il proprio know-how. Da un punto di vista prettamente normativo, i principi tecnici sui quali le normative straniere sono spesso basate sono quelli europei o italiani, frutto di millenni di esperienza e studi nel settore delle costruzioni.

Resta invece di estrema importanza la capacita di interagire e guadagnare mutua conoscenza coinvolgendo nelle proprie strutture o consorziandosi con realtà professionali locali, in modo da proporre soluzioni progettuali che siano il frutto di una fusione internazionale di culture tecniche. In particolare, come partner di uno studio internazionale, ho assistito fin dal principio all’azione imprenditoriale che ha permesso di mettere le basi anche all’estero. Lo sforzo si è concretizzato con l’apertura e il consolidamento di sedi nel mondo (Brasile, Nord America e Medio ed estremo Oriente).

In conclusione, l’internazionalizzazione professionale di architetto e ingegnere è un processo inevitabile per queste professioni tecniche italiane, nel caso in cui s’intenda ampliare il mercato di riferimento e diffondere la solida cultura tecnica, architettonica, ingegneristica e costruttiva italiana.
 

Michele Frizzarin, Studio Franchetti, Ala Assoarchitetti

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